Sfollati

16,00

Una storia italiana

ISBN 9788889832851
Pag. 264

Collana:

Descrizione

Notte dell’8 settembre 1943: una famiglia numerosa scappa dalla guerra. Scappa con i soldati italiani per sfuggire ai tedeschi. La liberazione sembra imminente, gli alleati sono in vista, ma in mezzo c’è un fiume, il Garigliano, che diventa lo spartiacque di due mondi, la linea difensiva che i nazisti terranno con più decisione, spaccando in due l’Italia. Per la povera gente è l’inizio di un’odissea, fra fughe sulle montagne, rastrellamenti e partenza forzata in carro bestiame, verso una destinazione ignota. Con ostinazione la famiglia Pizza cerca di rimanere unita senza perdere la dignità. Il convoglio dei disperati si ferma a Mantova, la destinazione finale è un piccolo paese di campagna, Bozzolo, dove un prete speciale, don Primo Mazzolari, accoglie gli sfollati. Ma l’odissea non è ancora conclusa: ogni volta che la normalità sembra recuperata, la guerra torna a rimettere tutto in discussione. Tocca fuggire dalla fuga, quasi senza fine. Raccontata con il ritmo avvincente e la struttura di un romanzo familiare, Sfollati è una storia vera, popolare, italiana.

Luciano Ghelfi è nato a Mantova dove giovanissimo ha cominciato a fare il giornalista alla «Gazzetta di Mantova». Da quasi vent’anni racconta quotidianamente la politica agli italiani, prima dai microfoni del Gr2 Rai, poi dal 1995 da quelli del Tg2 come inviato speciale e giornalista parlamentare. Ha pubblicato Riforme istituzionali: una provocazione padana, Diabasis 1997; Le città di destra e di sinistra. Dove la Padania ha cuore e testa, Diabasis 1999; La repubblica dei sondaggi, Franco Angeli 2004.

 FUGA E APPRODO A MANTOVA GHELFI RACCONTA GLI SFOLLATI
 da La Discussione del 20 settembre 2009 di Simona D’Alessio

ROMA – «Che cosa facciamo adesso?», si domanda Raffaela, una giovane madre in una nottata particolare, quella dell’8 settembre 1943, il momento della proclamazione dell’armistizio con gli angloamericani. L’unica possibilità per salvare la sua vita, quella del marito Nicola (un ferroviere) e dei bambini è mettersi in fuga per scampare alla minaccia tedesca. Diventare cioè degli Sfollati. Comincia così la vicenda – tratta da una storia
vera – raccontata da Luciano Ghelfi, giornalista del Tg2, e pubblicata dalla casa editrice Tre
Lune. Il destino della numerosa famiglia Pizza, il cui faticoso viaggio nella Penisola spaccata
in due (la liberazione sembra,infatti, imminente e gli alleati sono prossimi all’arrivo, ma in
mezzo c’è un fiume, il Garigliano, che diventa lo spartiacque di due mondi) «sembra non finire mai», si snoda dalla estrema provincia di Latina (Minturno-Scuri) verso una città del lontano Settentrione, Mantova, e poi nel vicino paesino di Bozzolo, laddove verrà accolta da un sacerdote non comune: don Primo Mazzolari. Questa figura, come ricorda nella prefazione Ildebrando Bruno Volpi (che fa parte del comitato per le celebrazioni
di don Mazzolari), è quella di «un costruttore di pace, con la sua opera concreta, prima
ancora che con le sue parole». Un uomo di chiesa scomparso nel 1959, dal quale, scrive l’autore nel momento in cui il convoglio si ferma «nel cuore di Bozzolo» arriva «una parola di
conforto per la gente che ha passato sei giorni rinchiusa nei carri bestiame». «Imponente e
stempiato, dagli occhi chiari e penetranti», don Primo – che visse in clandestinità fino al 25
aprile del 1945, per sottrarsi ai fascisti – aiuta i Pizza, ma le disavventure e le difficoltà di
quella tragica stagione della storia italiana li metteranno tutti a dura prova. Ghelfi, che a Mantova è nato – e dirige anche il portale dei Mantovani nel mondo – proprio a seguito di quel calvario in un Paese in ginocchio (quella che viene narrata, infatti, è la storia della famiglia di sua madre, a cui il libro è dedicato, «testimone di coerenza e dignità» insieme a suo padre), per scrivere Sfollati si è documentato presso gli archivi dei comuni di Bozzolo, Minturno e Mantova.

Ghelfi a Bozzolo presenta il nuovo libro
la Gazzetta di Mantova — 26 settembre 2009

Oggi alle 18 nel palazzo comunale di Bozzolo il giornalista del Tg2 Luciano Ghelfi presenterà il suo primo romanzo intitolato Sfollati – Una storia italiana (Tre Lune). Con lui saranno presenti monsignor Giovanni Volta, vescovo emerito di Pavia, Ludovico Bettoni, Gilberto Cavicchioli, Rodolfo Signorini e il sindaco Anna Compagnoni. L’incontro si inserisce nell’ambito delle manifestazioni per il cinquantesimo anniversario della morte di Don Primo Mazzolari, poiché il sacerdote compare tra i protagonisti del racconto storico incentrato sull’odissea tragica di una famiglia, che l’8 settembre del 1943, si trova nella condizione di dover sfuggire all’occupazione nazifascista. E’ la storia di una famiglia semplice, un operaio ferroviario, sua moglie e sette figli, che attraversano da nord a sud l’Italia, e a Bozzolo, pur tra mille difficoltà trovano la forza ed il sostegno necessario a ricominciare a vivere accolti da Don Primo. Il prete è in ogni momento accanto a loro, e a tutti gli altri sfollati. E annota ogni sforzo fatto per gli sfulà nei suoi diari, a volte con gioia, altre con perplessità di fronte alla rabbia di chi, per colpa di quella guerra assurda, aveva perso tutto, ed era arrivato esclusivamente con i vestiti che aveva addosso. Una storia vera scritta come un romanzo da Luciano Ghelfi, che ci racconta ogni sera la politica dai microfoni della RAI. Attraverso gli occhi e la testimonianza di sua madre, all’epoca poco più che una bambina, troviamo la rievocazione di quei momenti terribili: ogni volta che la normalità sembra recuperata, la guerra torna a rimettere tutto in discussione. Tocca fuggire dalla fuga, quasi senza fine, fino alla fine della guerra. Raccontata con il ritmo avvincente e con la struttura di un romanzo familiare, Sfollati è una storia vera, popolare, italiana

Ghelfi racconta gli Sfollati
la Gazzetta di Mantova — 27 settembre 2009

Sala consiliare gremita come non mai ieri sera a Bozzolo per ascoltare la presentazione del libro di Luciano Ghelfi Sfollati, una storia italiana ma anche «la saga della sua famiglia – come ha detto Signorini – in cui Bozzolo appare come simbolo di umanità partecipando nel nome della accoglienza e della comprensione».  L’autore, pur abituato a parlare in pubblico è apparso molto emozionato e ha elencato tre motivi del suo romanzo: «un omaggio a don Primo Mazzolari di cui mia madre Milena mi ha parlato ripetutamente come arciprete dei bozzolesi e degli sfollati». Per lui Ratzinger ha centrato Mazzolari quando l’ha indicato come esempio di sacerdote nell’unire pensiero e azione concreta.  Il 2° è un omaggio al paese che ha ospitato i nonni Nicola Pizza e la moglie Raffaella del Giudice, sua mamma Milena allora dodicenne e la numerosa famiglia sfollata da Scauri vicino a Minturno.  Il terzo, è (qui è stato vinto dall’emozione), un omaggio alla famiglia e a quello che ha trasmesso e ha cercato di insegnare a tutti loro.  Rodolfo Signorini, efficace moderatore dell’incontro ha chiamato a questo punto anche la mamma accanto ai relatori.  La serata si era aperta con gli interventi del sindaco Anna Compagnoni seguita da Signorini, monsignor Volta, don Giussani, Cavicchioli, Casilli e quelli non programmati della madre Milena, di Ludovico Bettoni, Irma Pagliari.  C’erano la nuova e la vecchia amministrazione con l’ex sindaco Mussini. Presenti anche la senatrice Aderenti, Sogliani e Volpi (a.p.)

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