La fabbrica della nebbia

10,00

Mito e meteo in Valpadana

ISBN 9788889832530
Pag. 112

Collana:

Descrizione

Che cos’è questa nebbia in valpadana è un fenomeno dell’umidità se rimani intrappolato dentro si incasina la mentalità … (Jannacci, Cochi e Renato)

La nebbia? Uno stato d’anima, il gas per fare il Lambrusco, il legame fra umidità e umore dei settentrionali, l’amalgama per i salami e i reumatismi. La nebbia è così in via d’estinzione che Stefano Scansani l’impacchetta e la salva in questa operetta. Mito e meteo del fenomeno più straniante che c’è, dalla caduta di Fetonte che ruppe e sfiatò gli antri sotterranei alla ricetta della nebbia mangiabile, dalla formula segreta per la formazione della bruma alle nebbie cantate, scritte e suonate. Un libro per stare dentro la nebbia. E dentro di noi.

Stefano Scansani  è responsabile delle pagine culturali della «Gazzetta di Mantova». Scrittore, ha passioni per la narrativa e la saggistica, sempre stravaganti, surreali. con Tre Lune ha pubblicato: Politica bruta bestia, 2001; Fenomenologia del maiale, 2006; Metafisica del tortello, 2007; Omnia Mantova, 2008.

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 ANSA: FESTIVALETTERATURA: SI ADDESTRANO I ‘CACCIATORI DI NEBBIA’

  MANTOVA, 5 SET – I cambiamenti climatici hanno influito anche sugli inverni della Valpadana dove la nebbia non è più quella di una volta. Da spessa coltre grigia che si
tagliava, dicevano, con un coltello, è diventata ora un’anonima foschia che lo scrittore giornalista Stefano Scansani si è posto l’obiettivo di salvare.    Anzitutto addestrando mille persone nelle due serate organizzate il 10 e 11 settembre prossimo a Palazzo Te di
Mantova, nel corso del Festivaletteratura, a riconoscere i vari tipi di nebbia, a cercarla nei meandri dove la tradizione vuole si nasconda d’estate, ad impararne la formula, ad apprezzarne i caratteri meteorologici e anche mitologici. Allievi che alla fine del suggestivo corso riceveranno il patentino di ‘cacciatori di nebbia’, una nuova ‘professione’ per ritrovare e amare la bruma ‘buona’. Dopo la mezzanotte ‘Nella tana della nebbia’ sarà uno degli eventi piùstravaganti del Festivaletteratura, nella città che statisticamente insieme a
Modena e a Ferrara conta la maggiore persistenza di nebbie nell’annata. Scansani, giornalista delle pagine culturali della Gazzetta di Mantova, accompagnerà gli ‘allievi’ con il suo libro-manuale dal titolo ‘La fabbrica della nebbia, mito e meteo in Valpadana’ (Tre lune editore). (ANSA).

 

dalla Gazzetta di Mantova, domenica 6 settembre 2009 di Igor Cipollina

Si è divertito ad applicare le categorie dello spirito al maiale e ai tortelli. Non soddisfatto, si è mangiato tutta la città – Omnia Mantova – in un boccone largo 500 pagine: pietre, storia, ricordi. Adesso tocca alla nebbia, così in via d’estinzione che Stefano Scansani ha voluto imbottigliarla.  L’ha impacchettata in un trattato snello – poco più di 100 pagine – e ci ha pure messo il fiocco. La cifra inconfondibile di chi gode a sparigliare le carte, a ficcare nella centrifuga il Lambrusco e Zeus, Bernacca e Pozzetto, Carducci e l’igrometria. A piegare la realtà alla fantasia (senza troppo sforzo). Non solo, l’intento è anche didattico. Quasi romantico: con “La fabbrica della nebbia. Mito e meteo in Valpadana” (Tre Lune editore) Scansani vorrebbe addestrare dei “cacciatori”.  Come? Approfittando del Festivaletteratura per portarli nella tana della nebbia, che avrà il respiro notturno di Palazzo Te (giovedì e venerdì a mezzanotte). Tutta “colpa” del colonnello Edmondo Bernacca se la gente ha perso il senso e il naso della nebbia.  Mortificata e ridotta a una circostanza settentrionalista, di disturbo alla circolazione di uomini e merci. Nebbia in Valpadana. Tre righe orizzontali, allerta. Ma Scansani non ci sta, vuole recuperarne la dimensione fantastica. Il mito, appunto. A partire dall’origine, il buco di Gorgo, nell’alveo del Po, dove Fetonte precipitò con il carro e i quattro cavalli del padre Elio (al servizio del Sole). Scheggia, missile, proiettile. Un pugno nel mezzo della fossa tettonica padana, così la pianura sbuffò la nebbia. Un travaso, perché Fetonte bucò il tetto dell’inferno.  Primo avvertimento, quindi: dire “scende la nebbia” è una cretinata, ammonisce Scansani. “La nebbia non viene giù, ma va su nel senso che non è il cielo che si sgasa, ma la terra o gli specchi d’acqua che la trasudano, la alitano”. È il sudore freddo della pianura.  Oggi nessuno sembra avere più memoria del buco di Gorgo, un fontanazzo esaurito e cancellato. Alla narrazione del mito – che Scansani fa suo ricorrendo a uno stile iperbolico, iperaggettivato, a tratti pulp – segue la parte scientifica. Meteorologica. Si apprende così che le nebbie sono diverse per origine e razza, classificate in generi: ci sono quelle da irraggiamento, da evaporazione, da avvezione, da scivolamento, frontali, secche, calde, da inversione. Il tutto compresso in un glossario essenziale e rigoroso, dalla a di acqua alla v di visibilità. Mito, meteo e fenomenologia: la terza parte è quella più scansaniana e scanzonata. Quella in cui l’autore si diverte a escogitare le sue categorie di nebbia. Arrivando a contarne tredici. Qualche esempio? La nebbia mangiabile, quella dello chef Massimo Bottura che nella sua Osteria Francescana, nel cuore di Modena, la serve accompagnata da aria di prosciutto, aria di salvia e gelato di Parmigiano. Ghiacciando il tutto con l’azoto liquido, per creare l’effetto brina. C’è poi la nebbia vinaria: a Scansani piace immaginare che il Lambrusco sia frizzante perché eccitato dalla bruma.  La fenomenologia di Scansani contempla anche la nebbia insaccata, miracolosa, bellica, cromatica, canora, filmica, poetica, dipinta, acustica, nasale, umorale. Forse manca quella sensuale, nonostante sia più volte citato l’espediente di Zeus, che per possedere la sacerdotessa Io si trasformò in nebbia. Ma l’elenco è aperto e lo smarrimento garantito.

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dalla Gazzetta di Reggio, Gazzetta di Modena  La nuova di Ferrara — 06 settembre 2009

I cambiamenti climatici hanno influito anche sugli inverni della Valpadana dove la nebbia non è più quella di una volta. Da spessa coltre grigia che si tagliava, dicevano, con un coltello, è diventata un’anonima foschia che lo scrittore Stefano Scansani si è posto l’obiettivo di salvare. Anzitutto addestrando mille persone di notte (10 e 11 settembre, a Palazzo Te, nel corso del Festivaletteratura), a riconoscere i vari tipi di nebbia, a cercarla nei meandri dove la tradizione vuole si nasconda d’estate, ad impararne la formula, ad apprezzarne i caratteri meteorologici e anche mitologici. Allievi che alla fine riceveranno il patentino di ‘cacciatori di nebbia’, una nuova professione per ritrovare e amare la bruma buona. A mezzanotte ‘Nella tana della nebbia’ sarà uno degli eventi più stravaganti del Festivaletteratura, nella città che statisticamente con Modena e a Ferrara conta la maggiore persistenza di nebbie nell’annata. Scansani, giornalista della Gazzetta di Mantova, l’anno scorso guidò i suoi ‘pellegrini’ sulla sponda del lago Inferiore a vedere l’alba, con il profilo di Mantova disegnato contro il cielo che dal nero sfuma all’indaco e poi rosa mentre il primo sole si riflette proprio nella vetrata di una finesta del palazzo. Quest’anno Scansani accompagnerà gli allievi con il suo libro-manuale ‘La fabbrica della nebbia, mito e meteo in Valpadana’ (Tre lune editore). La bellissima foto di copertina è del maestro reggiano Luigi Ghirri. Nel capitolo culinario si ricorda che il celebre cuoco modenese (ma nato nel Mantovano) Massimo Bottura prepara anche la nebbia, con aria di prosciutto.
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da Il Giornale, 9 settembre
Istruzioni per un controfestival di Mantova di Tommy Cappellini
Erri De Luca, no, c’è sempre troppo poca sostanza dietro la sua ieraticità muratoriale. Roberto Calasso, no, tanto a tarda rentrée lo ritroverete a Milano in contesti più chic (leggi: sale con rosati affreschi di Tiepolo e vista sul carnivoro parco Mine-Haha). Valerio Massimo Manfredi, no, fate prima al settore «libri&varie» del vostro ipermercato. Margaret Mazzantini, no, per carità, e poi ha appena vinto il Campiello dedicandolo a un’entità anonima ma remunerativa sul piano dell’immagine, «ai tanti bambini morti di Sarajevo». Umberto Galimberti, «Mr. Fotocopia», no, nemmeno lui, perché molto probabilmente l’avete già letto e ascoltato altrove, a vostra insaputa. Lella Costa, no: basterebbe titolo e copertina e risvolto biografico del suo ultimo La sindrome di Gertrude per scappare a gambe levate. E allora, che si fa quest’anno a Mantova? Come evitare l’«effetto McDonald’s» del festival, con il tè delle cinque avec l’auteur al posto della Coca Cola? Come spendere bene il proprio tempo sempre più prezioso, evitando incontri dal sonoro appeal mediatico (di cui sopra) ma in fondo già visti e stravisti – e un po’ conformisti? Noi un’idea di contro-festival un po’ ce la siamo fatta, declinandola sotto le mentite ma inevitabili spoglie di un «manuale di sopravvivenza». Sono consigli, neh, poi liberi tutti.
Se non siete dei fan viscerali del premio Nobel Nadine Gordimer (di cui ad ogni modo Feltrinelli dovrebbe ripubblicare di corsa gli introvabili La figlia di Burger e Il mondo tardoborghese) saltate il suo incontro di domani a Palazzo Ducale, «Africa ad alta voce», appunto perché le cose dette ad alta voce – eccezion fatta per Nietzsche – non sono mai granché, e poi perché è chiaro che è stato messo lì per avere un’inaugurazione col botto. Piuttosto, cenate a Valeggio sul Mincio in attesa che arrivino le 22.30 e poi recatevi a Palazzo Magnaguti, dove si terrà «Ars amandi», una serie di letture da Saffo, Catullo, Marziale, Ovidio. Giovedì doveva arrivare Alan Sillitoe, quello della Solitudine del maratoneta (mica dei numeri primi. Sillitoe ormai è un classicone british à la Ken Loach), ma non viene più. Però c’è la sterminata cultura ebraica di Paolo de Benedetti, uno dei nostri più insigni biblisti, alle 11 al Seminario Vescovile per «Il verme di San Francesco», un’esegesi del Cantico di Frate Sole. Un buon e francescano tema su cui meditare, prima di partire per il Garda a fare una breve visita in motoscafo alla villa di Catullo (pensando ciascuno alla propria Lesbia) e poi ritornare a Mantova per le 19.15, quando Walter Bonatti – un’istituzione dell’alpinismo estremo – parlerà, sempre al Seminario Vescovile, con lo scrittore Enrico Camanni di uno dei filoni editoriali più popolari di quest’anno: quello dei libri di montagna (ricordiamo il successo dell’ultima edizione di LetterAltura). A mezzanotte di giovedì sarete stanchi, ma bevete un caffè doppio. A palazzo Te c’è l’evento par excellence del festival di Mantova 2009. Ovverossia c’è… «Nella tana della nebbia»! Come dire: lo smarrimento è garantito, e dello spirito e del corpo. «Si tratta di – ci racconta lo scrittore-guida della serata (che si replicherà venerdì) Stefano Scansani – un percorso nella materia prima di questo angolo di Val Padana: la nebbia, nello specifico quella mantovana, così peculiare per via delle paludi che circondano la città. Circa 500 persone potranno diplomarsi “cacciatori di nebbia”. A settembre la nebbia è ancora in letargo, ma noi la riproduciamo con mezzi tecnici e letterari, ispirandoci al mito di Fetonte, che precipitando dal cielo nel Po creò uno tsunami che generò la nebbia. Sotto il Po c’è il Tartaro, d’altra parte, secondo i greci. Senza la nebbia – su cui ho scritto non a caso La fabbrica della nebbia – non avremmo certi salami e formaggi come il grana e il parmigiano, l’aceto balsamico, nonché il lambrusco, che frizza perché si ciba del gas della terra, vale a dire di nebbia. È dunque giusto celebrarla, come hanno fatto Fellini e Antonioni, Cochi e Renato, o Paolo Conte con la sua Fisarmonica di Stradella, dove la nebbia è un “bicchiere di acqua e anice” ed è bello starci dentro insieme alla persona amata. E ricordo anche lo chef Massimo Bottura e il suo eccentrico piatto “Nebbia in Val Padana”». Venerdì mattina – quando tutta questa nebbia si sarà dissolta al sole – svegliatevi presto e cercate un’impossibile ubiquità, poiché verso le dieci c’è Herta Müller a Palazzo Ducale e Santo Piazzese a Palazzo D’Arco. La prima è una scrittrice romena di lingua tedesca visionaria e traumatizzante (Il paese delle prugne verdi, ed. Keller, titolo originale Herztier, «La bestia nel cuore»). Il secondo, Santo Piazzese – che parlerà di cosa accade quando il Mediterraneo si tinge di noir – be’, diciamo che i suoi gialli palermitani sono meglio di Camilleri. Nel pomeriggio, alle 15, fate una concessione alla classifica dei libri più venduti e andate a vedere Denise Epstein, la figlia di Irène Némirovsky, al teatro Ariston: probabile usciranno dalle sue labbra ricordi preziosi. Se invece avete trovato noiosa Suite francese (salvo la prima parte, la fuga da Parigi, of course) aspettate ancora tre ore e nella stessa chiesa, alle 18.30, potrete parlare di avvincenti feuilleton con Anne-Marie Garat, autrice di Il quaderno ungherese (il Saggiatore). Sono vere, insomma, le lacrime del feuilleton? Girate la domanda a Muriel Barbery, autrice di L’eleganza del riccio, che sarà a piazza Castello alla stessa ora. E poi alle 22 Ugo Cornia leggerà Giorgio Manganelli in piazza Concordia. Se siete lettori di Jacques Ellul e Ivan Illich, o fiancheggiatori di una decrescita serena, o odiatori di archistar e metropoli, o magari anche solo ortolani, ecco che sabato alle 15, alla chiesa di San Maurizio, c’è l’incontro Silvia Pérez-Vitoria, autrice per Jaca Book di Il ritorno dei contadini e premio Nonino di quest’anno. Sempre sabato, alle 17, a Palazzo Ducale, l’omaggio a uno dei più grandi poeti del ’900, il greco Ghiannis Ritsos. Non bello e seduttore come il conterraneo (e premio Nobel) Odysseus Elytis, non calmo e diplomatico come il conterraneo (e premio Nobel) Giorgios Seferis, il senza Nobel Ritsos è di tutti, però, il più amante della vita, questa «ferita nell’inesistenza». Essendo stato annullato l’appuntamento di Ermanno Olmi con uno dei più nascosti, intensi e incredibili registi italiani, Franco Piavoli – basterebbe Al primo soffio di vento per non tornare più al cinema questo autunno – consoliamoci in chiusura festival, domenica alle 18.30 a palazzo San Sebastiano, con un altro grande della settima arte: Claude Lanzmann, regista di Shoah.

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Alla scoperta della nebbia tra mito e meteo
da La Repubblica — 11 settembre 2009

NON c’ è più la nebbia di una volta. Odiata, vituperata, oggetto di canzonette e cori da stadio contro i tifosi padani, la nebbia è ora protagonista di un piccolo saggio, ironico ma non troppo. NON c’ è più la nebbia di una volta. Odiata, vituperata, oggetto di canzonette e cori da stadio contro i tifosi padani, la nebbia è ora protagonista di un piccolo saggio, ironico ma non troppo. Con La fabbrica della nebbia Mito e meteo in Valpadana (Tre lune edizioni, pagg. 112, euro 10) Stefano Scansani, già autore di Metafisica del tortello, conduce il lettore attraverso i misteri del fenomeno atmosferico più temuto dagli automobilisti. Un percorso che oggi a mezzanotte a Palazzo Te, nell’ ambito del Festivaletteratura di Mantova, diventerà anche concreto: l’ autore addestrerà tra gli avventori della rassegna novelli “cacciatori di nebbia”, guidandoli attraverso un itinerario che parte dalla letteratura. Perché l’ obiettivo è il recupero della dimensione fantastica della nebbia. Chiudono il saggio di Scansani tredici curiose classificazioni. C’ è la nebbia nasale, canora, quella filmica di Fellini e addirittura l’ insaccata. Senza nebbia, insomma, non si fanno salami.

 

 

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