A TAVOLA CON HITCHCOCK
Lune
Autore: Salvatore Gelsi   
film e ricette di un grande gourmet
con un saggio di Claude Beylie e un ricordo di Alida Valli
€ 14,00 - ISBN 9788887355835 - p. 144 -  illustrato


Ossessioni, riti, manie, fissazioni e tormenti tra cibi proibiti e raffinate preparazioni. Suspense e paura passano dalla cucina allo schermo con facilità straordinaria, frutto del sapere di un grande gourmet.
Ideale conclusione di una trilogia sulla relazione mangiare-vedere, iniziata con Ciak si mangiae e proseguita poi con Lo schermo in tavola , che ha mostrato il fitto legame tra film e cibo.
Con la presentazione di Alida Valli, un saggio di Claude Beylie, la biografia di uno sregolato genio tra il gourmet e il bulimico.Il libro contiene l’analisi e le schede dei film di Hitchcock con 22 ricette e un menù per sedersi a tavola con il maestro del brivido.

L'autore
Salvatore Gelsi si occupa di storia e di sociologia del cinema. E’ l’autore di: Zucca e tortelli. Archeologia, mito storia (1998), Ciak si mangia! Dizionario del cinema in cucina (2000) e Lo schermo in tavola. Cibo, film e generi cinematografici (2002) editi da Tre Lune.

leggi un'intervista con l'autore

da La stampa
Quando Ed McBain mangiava da Hitchcock
 DI ANTONIO ATTORRE
Nuova tappa per Salvatore Gelsi, che con l'editore mantovano Tre Lune ha già pubblicato altri titoli (Ciak si mangia, Lo schermo in tavola) dedicati ai rapporti tra cibo e cinema. Stavolta l'oggetto di ricerca è monografico, riguardando il cineasta che più di ogni altro ha meritato l'appellativo di regista gourmet (tra i viventi è certamente Claude Chabrol, peraltro suo dichiarato ammiratore e in qualche misura prosecutore dell'estetica cinematografica hitchcockiana, ad esserne anche erede cinegastronomico). Per certi versi il rapporto di Alfred Hitchcock con il cibo e con il cinema è stato anche un rapporto, rispettivamente, di passione eccessiva e di effetto terapeutico, nel senso che i periodi di lavoro serrato per la realizzazione di un film erano quelli in cui il regista di origine inglese riusciva a tenere a freno la forma di vera e propria bulimia che a un certo punto si stava sostituendo alla semplice passione per la tavola. Leggendari aneddoti sono ricordati da Gelsi, come quello riguardante l'amico scrittore e sceneggiatore Ed McBain, recentemente scomparso, che non godrà mai più dell'accesso alla cantina personale di Hitchcock dopo che sua moglie aveva spostato leggermente una delle preziose bottiglie di vino che vi giacevano coricate; o come la scelta, una volta arrivato a Hollywood, del ristorante preferito: ristorante che, ogni giovedì, gli riservò per lungo tempo un tavolo coperto dal separé. Una serie di ricette e una puntuale ricognizione sugli elementi gastronomici presenti nei film rendono particolarmente godibile l'agile volume.

da La repubblica 
di Licia Granello
«Ero come pazza di lui: alle due del mattino mi mandò a comprare salsicce con patate lesse. Le patate erano finite, così comprai dei cavoli. Me li tirò in faccia!». Marylin Monroe alias Zucchero Kandisky, confessa candida e irresistibile le sue disavventure sentimentali in A qualcuno piace caldo. Potere del cibo. Tanto radicato e insopprimibile da rivaleggiare con il sex-appeal di una delle donne più desiderate dell´ultimo secolo. Il cinema lo racconta senza vergognarsene mai, dal più tenero dei cartoni animati all´apoteosi della tragedia. Sui set e sugli schermi, da una parte all´altra del mondo, dalle produzioni indipendenti a quelle delle major, si mangia e si prepara da mangiare. 
Perché nulla come il cibo aggancia la finzione alla realtà, restituisce senso del quotidiano alle situazioni più estreme, svela abitudini e nevrosi. L´obbiettivo indugiante su quanto succede intorno a un piatto, un bicchiere, una pentola, racconta più di mille dialoghi, dato che con il cibo tutto è possibile: sedurre e uccidere, nutrire e castigare, litigare e fare pace, vendicarsi e perdonare, eccitare e deprimere, celebrare una festa o piangere un lutto. A volte, il messaggio gastronomico diventa così prioritario e straripante da essere inserito nel titolo del film: i bambini del dopoguerra non avrebbero mai amato Marcellino se non fosse stato pane e vino, esattamente come per gli adulti di oggi la sensuale vitalità di Juliette Binoche passa dalle praline afrodisiache di Chocolat. Ma la percentuale di titoli gastronomici è pochissima cosa in confronto all´enorme quantità di film dove torte e zuppe, cocktail e ricette sopraffine vengono usati come escamotage narrativo. Certo, molto dipende dall´attitudine gourmand del regista. Difficile che chi infarcisce di cibo i suoi film sia indifferente ai piaceri del palato. Lo storico del cinema Salvatore Gelsi ha scritto un bel saggio sulla firma golosa che ha percorso l´intera carriera di Alfred Hitchcock. Il regista di Notorius, che amava ricordare come «l´uomo non ha bisogno soltanto di delitti, ha bisogno anche di pasti abbondanti», riceveva i suoi attori preferiti nella grande, attrezzatissima cucina della sua villa. Alida Valli, scelta da Hitch per il Caso Paradine lo ricordava avvolto in un immacolato grembiule, in tutto simile a quello del padre macellaio, intento a cucinare minestre improbabili e carni sublimi. Una dimestichezza con il mondo della tavola ben evidente nelle sue pellicole, dalle quaglie all´uvetta di Frenzy al sontuoso picnic di Caccia al ladro. I legami tra cinema & cibo sono moltiplicati per mille nel made in Italy. Sterminato, l´elenco dei titoli dove si trovano gli spaghetti, dai falsi dell´affamato Charlot (stringhe arrotolate ne La febbre dell´oro) a quelli trionfanti di Alberto Sordi in Un americano a Roma. A seguire, uova, cioccolata, torte, pane, latte, bistecche, gelati, vino, caffè, veri evergreen del nostro quotidiano alimentare. Poi esiste il coté gastro-militante. Negli ultimi anni, il cibo è stato protagonista di produzioni destinate a lasciare il segno nelle coscienze. È il caso di film come Fast food nation e Supersize me, che hanno usato il linguaggio dell´ironia per raccontare i disastri del cibo iper-industrializzato. Ma esistono anche modi più lievi di perorare la causa della buona alimentazione. Milioni di spettatori entusiasti hanno imparato dal recentissimo Ratatouille il piacere polisensoriale e inebriante della cucina, sublimata in un piatto - la provenzal-piemontese ratatouille - capace di restituire all´innocenza d´infanzia perfino il terribile critico gastronomico Anton Ego. Se volete saperne di più, Bologna vi aspetta per una cinque giorni di film a tema alimentare in arrivo da tutto il mondo. Guai ai masticatori di junk-food.

dal Corriere della Sera
Fagioli e champagne per un gourmet chiamato Hitchcock
Cinema e cibo, accoppiata vincente. Se sono già in libreria volumi coi piatti preferiti di Don Camillo e le ricette sudiste di Rossella O' Hara di Via col vento, ecco tre volumi per le tavolate natalizie cinefile. Ricette da fiaba di Ira L. Meyer (Disney Libri, pagine 240, euro 18) sono 101 ricette di un grande chef, uno dei più famosi d' America, ispirate ai film cult di casa Disney, a cura di Marcello Garofalo che introduce la materia, dai piatti indiani di Pocahontas alla tempura della Sirenetta. A tavola con Fellini (Idea Libri, pagine 144, euro 18), scritto dalla sorella Maddalena, recentemente scomparsa, è un album di ricordi e ricette romagnole, parte dell' amarcord del maestro, che a tavola amava assaggiare un po' tutto, senza esagerare. E ricordate Hitchcock, il re del thriller? Era un maniaco del cibo: «L' uomo non ha bisogno solo di delitti ma anche di pasti abbondanti». Figlio di un padre droghiere, amava la tavola come i film, spesso li mescolava: per cinquant' anni si fece spedire a Hollywood le sogliole di Dover, il sidro da Saint Moritz, il soufflé d' aragosta da Parigi, contrattava i cuochi nei contratti. Salvatore Gelsi, di Ciak, cine sociologo esperto del ramo, offre A tavola con Hitchcock. Film e ricette di un grande gourmet (edizioni Tre Lune, pagine 144, euro 14) divertimento intelligente sull' autore gourmet col problema di dimagrire 50 chili per volta, avendo superato i 130: in Prigionieri dell' oceano si mostra in foto prima e dopo la dieta. L' analisi comparata di film e ricette - usate e suggerite - aiuta a calcolare il peso specifico del cibo nei suoi intrighi e spiega che la paura magari è legata alla carne fredda. Nella «cibografia» calcoliamo i piatti più gettonati nei suoi capolavori: vincono bistecche, champagne, whisky, cioccolato e brandy. Con le dovute eccezioni: Stewart e Doris Day mangiano con le mani a Marrakech, Cary Grant porta a Joan Fontaine un luminoso bicchiere di latte forse avvelenato in Sospetto, Janet Leigh si fa l' ultima cena con un sandwich in Psycho. Patologia: in Frenzy il cibo fu vera ossessione, memorabile la cenetta a casa dell' ispettore. Del resto il grande Hitch aveva confidato a Truffaut che gli sarebbe piaciuto fare un intero film sul cibo, dalla nascita alla morte come rifiuto. Nei suoi film si mangia molto in treno, si recapitano cene chic a chi guarda dalla Finestra sul cortile, si beve champagne in Notorius e un esame dello stomaco della vittima mette in forse l' alibi di Io confesso. Ma odiava le uova, sir Alfred: in Caccia al ladro, la mamma di Grace Kelly spegne nel tuorlo una sigaretta. Ma come si mangiava in casa Hitchcock? Lo ricorda Alida Valli che recitò nel Caso Paradine: «Cucinava lui stesso il roast beef e il pudding, ma ci usava anche da pazienti assaggiatori di invenzioni immangiabili, spaghetti scotti annegati nella tomato sauce, fagioli messicani, piatti esotici». Ma guai a rifiutare o a lasciare nel piatto: i menù erano scritti su fogli a forma di bara.
Porro Maurizio - (15 dicembre 2004) - Corriere della Sera